45 CFU in diciassette giorni, senza aprire un libro

Sono iscritto all’università telematica con una formula che si chiama all inclusive: incluso nella retta c’è la possibilità di sostenere cinque esami per sessione. Le sessioni sono quattro in un anno accademico, quindi venti tentativi d’esame in dodici mesi. I tentativi non si accumulano: quelli che non usi entro la sessione sono persi. Viene quindi spontaneo chiamare “sprecato” un esame che non hai dato… e questo dovrebbe già bastare come indizio su che genere di prodotto sia.

Gli esami del primo anno li avevo chiusi già ad aprile. L’anno accademico nuovo sarebbe partito ad agosto, ma a metà giugno ho potuto chiedere l’anticipo del secondo, e mi sono trovato una sessione aperta con dentro dei tentativi che sarebbero scaduti. L’idea era di provarne qualcuno per vedere com’era fatto, una ricognizione senza pretese.

Li ho passati tutti al primo colpo, praticamente col massimo dei voti… ma certamente non ne vado fiero. Ecco perché.

Il 23 giugno Reti di calcolatori e cybersecurity, 26: lo rifiuto. Il 24 giugno Ingegneria del software, 30. L'8 luglio Machine and Deep Learning, un altro 30, e nello stesso giorno tento di nuovo Reti, 28. Il 9 luglio Sicurezza informatica, 29. Quattro esami in diciassette giorni, quarantacinque CFU.

Non ho studiato. Lo scrivo senza attenuanti perché è il dato che conta: ho visionato il minimo indispensabile delle videolezioni per potermi iscrivere all’esame, ho partecipato a qualche Didattica Sincrona e ho fatto i test di fine lezione, e basta. Nessun libro aperto, nessun esercizio rifatto, nessuna sera passata sugli appunti.

Le prove sono quiz a scelta multipla di una facilità imbarazzante, e qui voglio essere preciso invece che polemico, quindi porto un numero. In una di quelle che ho chiuso con 30, su trenta domande ben ventisette volte la risposta corretta era la più lunga delle quattro proposte. Le ho contate due volte prima di confermare l’esame. Non è sfortuna statistica, è un difetto noto di come si scrivono le domande: chi le compila formula l’opzione giusta per intero, con tutte le condizioni al posto loro, mentre i tre distrattori li chiude in mezza riga. L’effetto è che si può rispondere correttamente senza sapere la materia, guardando la forma dell’opzione invece del contenuto.

Ma ancora non basta: avendo seguito alcune Didattiche Sincrone, ho accumulato punti bonus, così il 30 di Machine and Deep Learning guadagna la lode e il 29 di Sicurezza informatica sale a 30. E i bonus non finiscono qui…

Formalmente i crediti sul libretto arrivano solo dopo una prova finale in presenza, che per questa sessione si terrà a settembre. La prova finale consiste in due domande a risposta multipla per esame, che possono valere fino a due ulteriori punti bonus (tranquilli, oltre a 30 e lode non si sale). Si chiamano esoneri, ma coprono l’intero programma. Sul perché portino quel nome, e su cosa è successo agli esami online quando è arrivata la richiesta del MIUR di riportare gli esami in presenza, voglio scrivere un articolo a parte, perché merita molto più di un inciso.

Il voto che mi dà più fastidio è proprio il migliore: Machine and Deep Learning è la materia che avrei più voglia di imparare sul serio, quella in cui la teoria mi cambierebbe il modo di lavorare il giorno dopo, e ho preso il massimo senza che mi venisse chiesto niente che somigliasse a capirla. Un 30 e lode che non misura nessuna competenza è peggio di un voto basso: è un’informazione falsa scritta su un documento ufficiale.

Per quell’esame avevo comprato i due tomi di Intelligenza artificiale. Un approccio moderno di Russell e Norvig, con l’idea di passarci sopra l’estate. Li leggerò lo stesso. Non per l’esame, che se n’è andato senza chiedermeli, ma perché la materia mi interessa davvero e perché Fondamenti di intelligenza artificiale devo ancora darlo. È l’unico modo che conosco per far corrispondere quel 30 e lode a qualcosa.

All’altro capo della serie c’è il 26 del 23 giugno, il voto più basso, e mi serve raccontare da dove arriva. Con le reti ci lavoro da ventisei anni. Nella mia Billy ho i tre volumi di TCP/IP Illustrated, letti a inizio millennio, quando quella roba la si imparava così e non c’era un altro modo. Di cybersecurity mi occupo per mestiere da cinque anni. Di ingegneria del software e di UML campo da quindici, al punto che tre settimane fa ho scritto qui un articolo intero su quanto poco mi convinca la modellazione formale.

Il voto più basso della sessione è arrivato nella materia che conosco meglio di tutte. Se i punteggi misurassero la competenza, quel 26 avrebbe dovuto essere il massimo della serie, non il minimo. Messo accanto al 30 e lode preso in una materia che non conosco, dice la cosa più netta di tutto questo racconto: i voti non sbagliano soltanto verso l’alto. Sbagliano in tutte le direzioni, il che è un altro modo per dire che non stanno misurando niente.

Quel che resta è che ho collezionato quattro voti altissimi in diciassette giorni, e in diciassette giorni non ho imparato niente di nuovo. Le due cose non si contraddicono, ed è esattamente questo il problema.


Ultima modifica 09/07/2026