Di nuovo matricola

Oggi ho compilato la domanda di immatricolazione. Corso di laurea in Informatica per le aziende digitali, classe L-31, Università Telematica Pegaso. Centottanta crediti davanti, un libretto vuoto e venticinque anni di lavoro che lì dentro non contano niente.

Non è la prima volta che mi iscrivo a un corso di informatica. La prima fu subito dopo la maturità: ingegneria informatica, abbandonata al secondo semestre. Non per il codice, quello lo sapevo già fare, e in un certo senso era proprio quello il problema. Fu per la matematica. Il primo anno mi si presentò come un muro liscio, senza appigli, e non avevo la più pallida idea di come si scalasse una cosa del genere. Ho girato i tacchi e sono andato a lavorare, il che nel nostro mestiere si poteva fare allora e si può fare ancora oggi.

Ha funzionato, tra l’altro. Venticinque anni di software, di squadre, di prodotti che sono arrivati in mano a qualcuno. Nessuno mi ha mai chiesto il titolo di studio dopo il primo colloquio, e per parecchio tempo ho creduto che la cosa fosse chiusa lì.

Perché sia tornato ad aprire quella pratica proprio adesso, dopo tutto questo tempo, non lo so ancora spiegare bene neanche a me stesso. Ci sono ragioni che metterei per iscritto e altre che preferisco tenere per me finché non le ho capite meglio. Diciamo che a un certo punto ho smesso di considerare quella faccenda archiviata.

La scelta di una telematica invece è la parte facile da raccontare, ed è una scelta da informatico. Le lezioni sono registrate, quindi le guardo alle sei del mattino o dopo cena, che sono le uniche due ore della giornata di cui dispongo davvero. Nessuna aula da raggiungere, nessun orario deciso da altri, nessuna sovrapposizione tra il calendario dell’ateneo e quello del lavoro. Il modello di studio somiglia molto al modo in cui lavoro da vent’anni: materiale asincrono, ritmo deciso da me, scadenze vere solo quando mi prenoto per un esame.

Poi ho aperto il piano di studi e l’ho letto tutto d’un fiato, come si legge il changelog di una versione che aspettavi. Ci sono le materie che mi divertono e su cui parto avvantaggiato: programmazione, algoritmi, architettura, basi di dati. E ci sono Analisi matematica, Algebra, Calcolo delle probabilità. Le stesse tre discipline che vent’anni fa mi hanno fatto scendere dal treno, che adesso mi aspettano al varco esattamente dove le avevo lasciate. Questa volta non ho l’alibi di essere un ragazzo di diciannove anni, e non ho nemmeno la scusa del tempo, perché il tempo è comunque poco e lo era anche allora.

Oggi però sono soltanto una matricola con un libretto vuoto. Non mi capitava da un pezzo di stare all’inizio di qualcosa, e mi ero dimenticato che effetto fa.


Ultima modifica 02/09/2025