Per 25 anni ho fatto del codice la mia passione, oltre che la mia professione. Poi è arrivato l’agentic coding (Claude Code, Codex, Copilot) e quella skill, presa singolarmente, è diventata commodity. Non è una cattiva notizia: da anni non mi divertivo così tanto a scrivere software come da quando ho sposato il vibe coding. Ma mi ha fatto capire una cosa: per restare rilevante nei prossimi 25 anni di carriera devo allargare gli orizzonti.
Oggi ho compilato la domanda di immatricolazione. Corso di laurea in Informatica per le aziende digitali, classe L-31, Università Telematica Pegaso. Centottanta crediti davanti, un libretto vuoto e venticinque anni di lavoro che lì dentro non contano niente.
Non è la prima volta che mi iscrivo a un corso di informatica. La prima fu subito dopo la maturità: ingegneria informatica, abbandonata al secondo semestre. Non per il codice, quello lo sapevo già fare, e in un certo senso era proprio quello il problema. Fu per la matematica. Il primo anno mi si presentò come un muro liscio, senza appigli, e non avevo la più pallida idea di come si scalasse una cosa del genere. Ho girato i tacchi e sono andato a lavorare, il che nel nostro mestiere si poteva fare allora e si può fare ancora oggi.